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Da oggi è disponibile il nuovo prodotto INVESTIPER ITALIA PIR25, ad ampliamento della gamma dei prodotti dediti alla gestione del risparmio che si ricollega ai cosiddetti PIR. 

I piani individuali di risparmio (o PIR), introdotti dall'ultima legge di bilancio, sono stati creati come forma di investimento a medio termine, capace di veicolare i risparmi verso le imprese italiane, e in particolare verso le piccole e medie imprese.

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COSA SONO I PIR 
I PIR sono gestiti da società di gestione del risparmio (SGR) ma potranno essere anche di natura assicurativa o inseriti nell’ambito del risparmio amministrato. E sono riservati alle persone fisiche. Non potranno essere cioè sottoscritti da aziende e da altre persone giuridiche. La normativa prevede che possano essere costruiti anche in modo autonomo. I piani individuali di risparmio, già presenti con successo all'estero (in nazioni come Gran Bretagna, Francia, Usa e Giappone) da anni, sono uno strumento dedicato in particolare ai piccoli investitori. Ogni singolo PIR, che dev'essere mantenuto almeno 5 anni, non può superare i 30mila euro di investimento. E un singolo investitore non può superare i 150mila euro di investimento. In cambio l'investitore otterrà un abbattimento di tutto il carico fiscale ovvero non pagherà tasse sul capital gain, dividendi, successioni e donazioni.

 

COME INVESTE UN PIR
Le risorse raccolte in un piano individuale di risparmio, potranno essere investite in diversi strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento e anche conti correnti bancari. Un "vincolo di diversificazione" prevede che il 70% di quanto investito debba essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane. Ma anche da imprese europee, purché abbiano una stabile organizzazione in Italia. Il restante 30% può essere destinato ad altri strumenti finanziari, anche ai conti correnti o ai conti di deposito. Il 30% del primo 70% (quello da destinare alle imprese italiane o europee stabilite in Italia) deve essere investito in strumenti emessi da imprese diverse rispetto a quelle incluse nel FTSE Mib. E cioè verso aziende di dimensioni minori (PMI), come quelle quotate nei segmenti MidCap (il paniere dei titoli a media capitalizzazione), Star (il segmento delle società ad alti requisiti), Standard o sul mercato AIM. Un "vincolo di concentrazione" impone che non più del 10% del portafoglio possa essere destinato a strumenti emessi dallo stesso emittente. 

 

Documenti disponibili :

- KIID

- Leaftlet


 

 

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